La storia del vino materia di studio

March 24, 2016

 

 

La più famosa canzone popolare italiana recita: "Questo è il paese del sole, questo è il paese del mare...". Dovremmo, tutti, ricordarcene quotidianamente, e farne il motto del nostro paese, attribuendo a queste parole un significato molto più ampio: il sole e il mare  stanno  a simboleggiare la straordinaria ricchezza del nostro paese per quanto riguarda la natura e il paesaggio. Una natura capace di regalarci spettacolari scorci paesagistici di cui sono patrimonio inestimabile anche i panorami agricoli, ecco la vera ricchezza del nostro paese. Una terra capace di regalarci bellezze ineguagliabili e prodotti inimitabili, questo dovrebbe essere il nostro prodotto da esportare in tutto il mondo. Da subito dopo la seconda guerra mondiale poco si è fatto per valorizzare queste ricchezze, mai si è pensato a quanto il patrimonio naturale e contadino potessero fare da traino all'economia e alla cultura del nostro paese. Pochi legislatori si sono prodigati affinchè la civiltà e la tradizione contadina ed agroalimentare divenissero elemento portante della cultura; i nostri prodotti, la morfologia dei nostri territori, gli uomini che hanno strappato con fatica lembi di terra incolta creando coltivazioni e allevamenti sono sicuramente artefici della nostra storia. Una dimenticanza che dura da almeno settanta anni.
 Oggi finalmente qualcuno ha pensato di colmare questa voragine. Dario Stefàno, Senatore della Repubblica, ha creato un progetto di legge che calza a pennello per un'operazione di recupero dei valori di cui sopra. Un DDL per l'introduzione dell'insegnamento obbligatorio della disciplina “Storia e Civiltà del vino” nelle scuole primarie e secondarie, di primo e di secondo grado.

 
Stefàno ha presentato questa iniziativa, che potrebbe essere il primo passo per l'introduzione nelle scuole di una cultura diversa capace di avvicinare i giovani alla conoscenza immediata del nostro territorio, spiegando come il vino sia parte integrante del patrimonio del nostro paese. Sintetizzando riportiamo alcuni passi della sua presentazione: "Non esiste pezzo di storia del nostro Paese che non incroci vicende legate all'uva e al  vino. Dobbiamo iniziare a raccontare l'Italia anche attraverso le peculiarità identitarie che hanno accompagnato tutti i passaggi della storia più importanti. E' venuto il momento che l'Italia introduca come disciplina obbligatoria, e quindi a pieno titolo, "Storia e la Civiltà del Vino" nel patrimonio di conoscenze basilari dei nostri ragazzi. Non si tratta di irrobustire la formazione tecnica nelle scuole professionali, che pure è necessario fare e con  tempestività, ma di contribuire a formare il patrimonio di cultura generale e del sapere delle nuove generazioni, attraverso il racconto del ruolo del vino e dell'uva nelle pagine di storia del nostro Paese. Elementi che oggi sono senza dubbio ambasciatori della nostra cultura nel mondo. Mi auguro che già dal prossimo anno si possano avviare dei progetti pilota coinvolgendo due o tre regioni in Italia, penso ad esempio anche alla Puglia". 
Il senatore ha poi proseguito: “La consapevolezza nasce dalla conoscenza, dal sapere che – ha proseguito Stefàno – si apprende già da piccoli. L’Italia vitivinicola è un giacimento inestimabile, a livello ampelografico e paesaggistico, così come culturale e di tradizioni popolari, da conoscere e imparare a difendere e valorizzare, sin da bambini. Centinaia di differenti vitigni autoctoni, vigneti storici, veri monumenti naturali e culturali, costituiscono il cuore di una biodiversità unica al mondo, di un patrimonio che è fonte di lavoro, occupazione e reddito che si presta in modo mirabile all’innovazione, ad essere potente fonte di investimento per le giovani generazioni”.

 
L'iniziativa ha trovato il pieno appoggio di scienziati e di varie associazioni di categoria, come Assoenologi, Unione Italiana Vini e Federvini. Nel nostro piccolo, con intenso spirito collaborativo, ci associamo, a questa iniziativa, di cui abbiamo sentito la mancanza per  tanti anni, sperando che la disciplina possa in futuro comprendere anche altri prodotti  del nostro comparto agroalimentare significativi del valore culturale del nostro passato, ma sopratutto del nostro presente e futuro.

 

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