• di Marco Rossetti

Birròforum: la birra che non sai


Birrofòrum, la vetrina di un fenomeno italiano. Sono poco più di dieci anni che nelle regioni del nostro paese nascono piccoli birrifici artigianali: qui a Roma si danno appuntamento ogni anno per divulgare la cultura della birra. Un movimento, quello dei birrai artigiani, mosso dalla passione e dalla voglia di creare qualcosa di speciale: ognuno di loro possiede uno stile personale ed è questo che rende le loro birre uniche ed interessanti. Quello della birra artigianale è un mercato che sta conquistando fette di mercato sempre importanti: dai dati di Assobirra, dei quattordici milioni di ettolitri prodotti in Italia, circa quattrocentomila possono definirsi artigianali, cioè rappresentano circa il 3,5 del mercato. Uno sviluppo che ha generato interesse, tanto che brand internazionali hanno comprato piccoli birrifici, ed altri sono cresciuti commercialmente tanto da trasformarsi in piccole aziende.


E’ vero che la bevanda birra sia tra le preferite dai giovani, ma queste specialità artigianali attraggono anche i più grandi, un mercato trasversale che abbraccia tutti: grandi, giovani, uomini e donne; lo testimonia la grande affluenza di pubblico a Birròforum, dove non solo si possono degustare le birre di un centinaio di birrifici ma anche abbinarle al meraviglioso cibo di strada che rappresenta una fetta determinante della nostra cucina: i fritti regionali. In Italia siamo ad un consumo di birra di circa trentuno litri all’anno: sta crescendo ma non in modo esponenziale; è anche un consumo che vive della stagionalità, specie dove la birra artigianale ha conquistato fette più larghe di consumo, cioè le grandi città e le regioni del nord. A Roma, per esempio, si beve artigianale più del venti percento del bevuto. Un altro grande titolo di merito dei birrifici artigianali è quello di utilizzare materie prime locali, che è un altro orizzonte sperimentato da sempre. Il mondo della birra è molto meno formale di quello del vino: qui sembra di essere ad una grigliata sul prato, piuttosto che seduti al tavolo di un ristorante stellato. Uso questo paragone non a caso: nella realtà i ristoranti di alta cucina sono quelli che cercano le birre artigianali, inserendole nelle loro liste, proponendo abbinamenti intriganti, a dimostrazione di una valorizzazione del prodotto birra, interpretato dai piccoli artigiani in modo personale.



Mauro Pellegrini, Presidente dell'Unione Degustatori Birre


Sono molti i produttori che indirizzano la loro commercializzazione solo al servizio della ristorazione e all’hotellerie, tralasciando quei locali dove generalmente si consuma la birra: bar e pub. La valorizzazione della birra artigianale non passa solo attraverso l’utilizzo la materia prima locale ma anche arricchendo i sapori con spezie e profumi, un lavoro di ricerca che non si ferma mai.

“La grande varietà di stili e di interpretazioni – asserisce Mauro Pellegrini presidente dell’Unione Degustatori Birre – è la vera ricchezza, il talent di questo settore; qualora il mondo artigianale si avvicinasse pericolosamente alla qualificazione e alla codificazione strutturata degli stili, in un orizzonte più simile alle denominazioni d’origine del vino, allora perderemo molta della creatività di questo mondo, caratterizzato proprio dal fatto che le birre non sono sempre uguali, che ci sia una marea di birre diverse a rendere unica questa produzione.”

Altro esempio di virtuosità di questo movimento è quello che va profilandosi negli ultimi tempi: sempre più i birrifici comprano terre per produrre le loro materie prime...Ma si verifica anche il fenomeno contrario, cioè aziende agricole aprono al loro interno piccoli birrifici. In poche parole un mondo, quello della birra artigianale, tutto da scoprire, che il grande pubblico può approfondire attraverso le esperienze sensoriali proposte da Birròforum.


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