Vnòfurum 2020, omaggio ad Amatrice

Vinòforum è è la manifestazione eno-gastronomica di Roma che raccoglie il grande favore del pubblico.

Già da due anni la sede di Vinòforum è il Parco di Tor di Quinto, spazio aperto nel verde -con scenografico laghetto- lontano dagli inquinamenti cittadini, pur stando nel centro della città. Emiliano De Venuti ha saputo, ogni anno di più, chiamare alla partecipazione espositori di qualità. Aziende capaci di dimostrare la grande valenza del vino italiano nel panorama mondiale. Ad esse ha poi saputo abbinare chef che esaltassero al meglio la produzione italiana del settore agroalimentare. Due facce della stessa medaglia, il buon vino accompagnato da piatti eccellenti nati dalla tradizione o dalle capacità di cuochi dell'alta cucina italiana. E' in questo contesto che ci siamo avvicinati allo stand di Collegio, il ristorante di Roma; le vicende della vita commerciale romana hanno trasformato questo locale, che nasce ai primi anni del novecento come negozio di vini e oli, come si chiamava il genere ai tempi, in un vero e proprio ristorante.


Il locale è tornato in mano alla gestione della famiglia fondatrice e i lavori di restauro hanno riportato alla luce le vecchie mura e le arcate originali. Ma il merito maggiore del locale, a mio avviso, è quello di proporre una cucina ispirata alla Tradizione Romana e di Amatrice, che vuole ritrovare la genuinità dei sapori di un tempo, con materie prime di altissima qualità, provenienti da piccoli artigiani della conca amatriciana. Ed è proprio grazie a questa filosofia che De Venuti ha chiamato a partecipare alla kermesse romana Paolo Borgese chef di Collegio

Paolo ha proposto dei classici intramontabili come le alici fritte con maionese allo zenzero , i saltimbocca alla romana con patate montate all'olio evo. Ma il piatto di punta in questo caratteristico trittico rimangono gli gnocchi ricci di Amatrice con ragù di castrato.

Questi gnocchi ricci di Amatrice sono una pasta tipica della cittadina laziale, forse unica per la sua particolare preparazione, in realtà si tratta di un impasto realizzato con la classica pasta all’uovo, ma mescolata con un impasto quasi liquido di acqua e farina, della consistenza di una colla. Una volta mescolati gli impasti si tira a mano la sfoglia, dalla quale si ottengono dei cubetti, questi poi schiacciati con le dita assumeranno la forma schiacciata simile a un cappellaccio da contadino. Il condimento è un classico della pastorizia degli appennini del centro Italia, quel sugo di castrato, cosi intenso e saporito da meravigliare il palato.


Volendo abbinare a questi piatti vini dalle stesse origini, abbiamo pensato di compiere un breve tragitto all'interno di Vinòforum per trovare dei vini che avessero le stesse origini del cibo appena degustato. Siamo arrivati allo stand di Vinòforum dedicato a Casale del Giglio, infatti la famiglia Santarelli, fondatrice dell'azienda vinicola ha origini proprio di Amatrice. In poco più di cinquantanni Casale del Giglio ha saputo oltrepassare i confini territoriali e affermarsi anche all'estero. Hanno saputo far crescere il marchio, hanno saputo dimostrare che il vino del Lazio poteva raggiungere livelli elevati, hanno saputo impiantare vitigni internazionali conferendogli caratteristiche tipiche del territori.

Abbiamo bevuto del Petit Manseng un vitigno internazionale, veramente francese della zona dei Pirenei, che Casale del Giglio interpreta magistralmente. Un vino dal profumo molto intenso, aromatico e speziato; gusto fresco, molto minerale, sapido, di ottima struttura. Nel continuare la tradizione di attribuire nomi legati alla storia del territorio Casale del Giglio ha chiamato il suo Cesanese Matidia, nobil donna romana. Questo vino dimostra tutte le caratteristiche del vitigno: leggera spezziatura e il dolce acidulo della visciola, un vino fine ed elegante.

Altre sorprese interessanti ci attendono alle prossime visite di Vinòforum 2020








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