Universo Chianti Classico
- di Marco Rossetti
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di Marco Rossetti
Il nome Chianti per noi italiani evoca le dolci colline toscane, l’alternarsi di vigne e boschi, i profumi di una campagna generosa ed elegante; ma nel mondo, per tutto il mondo, il Chianti è anche Italia. E’ il vino che per anni ci ha rappresentato nel mondo, prima che la tavolozza del panorama generale dei vini italiani di estendesse a gran parte delle regioni italiane. E’ il 24 Settembre 1716: Cosimo III dei Medici promulgò un editto è noto nella storia del vino per aver emanato un bando che delimitò le zone di produzione di quattro eccellenze toscane: Chianti, Pomino, Valdarno di Sopra e Carmignano. Questo editto è considerato il primo disciplinare di produzione moderno al mondo. Ma è nel 1924 che nasce il Consorzio Vino Chianti Classico, che oggi raggruppa 499 soci, di cui 223 ha aderito alla 33a edizione del Chianti Classico Collection: un vero successo all’insegna del messaggio “il vino è cultura”, esemplificata da una statua alta tre metri di un Bacco che ha accolto, per la due giorni del Gallo Nero, i visitatori alla Stazione Leopolda di Firenze. Un colpo d'occhio che fa impressione: lunghe file di bottiglie di Chianti Classico sotto le volte, teorie di banchi di degustazione, degustazioni aperte con i produttori affollate, un intero universo dedicato al vino. Record, ancora una volta, di espositori, arrivando nel 2026 a 223 soci del Consorzio Vino Chianti Classico, segno del fatto che la manifestazione è capace, e ogni anno sempre di più, di rappresentare le variegate sfumature della denominazione. Variegate sfumature dettate dalla particolarità di ciascun territorio capace di caratterizzare il vino. Le sottozone sono: Castellina in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti, Barbierino Tavernelle, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi e San Casciana in Val di Pesa. Il Chianti Classico è un vino realizzato unicamente da uvaggi a bacca rossa; infatti nel 2006 sono state eliminate dal disciplinare le uve come Trebbiano e Malvasia.

Oggi sono previsti almeno l’ottanta per cento di Sangiovese con l’aggiunta al massimo di un venti per cento di altri vitigni autoctoni a bacca rossa. Ma la tendenza è quella di utilizzare esclusivamente il Sangiovese, tanto che negli anni si è compiuta una selezione specifica per individuare i cloni più adatti alla resa migliore per i territori selezionati. Per questo in ogni sottozona si produce un vino che ben si distingue per tannini e acidità. In questa "due giorni" ci è stato possibile degustare svariate annate e vari produttori sia di Chianti Classico, di Riserva che di gran selezioni. Di queste ne citiamo solo alcune senza voler sminuire le altre. Ci hanno particolarmente coinvolti: Chianti Classico Riserva Poggio alle Rose 2010, Chianti Classico Gran Selezione Tenuta di Lilliano 2016, Chianti Classico Gran Selezione Terrazze di San Leolino, Chianti Classico Castello di Volpaia 2024, Lamole di Lamole 2024, Rocca delle Macie 2024, Palagio di Panzano 2023, Rignana Fattoria Rignana 2023, Rocca di Montegrossi 2023. Una nota di particolare piacevolezza l’abbiamo notata nei vini di Sangiovese in purezza, e quelli in cui una piccola percentuale di vitigni come Canaiolo e Colorino. Quello del Chianti Classico è un mondo forte e in movimento.

In questa occasione abbiamo potuto sottolineare alcuni aspetti significativi del Chianti Classico con il Presidente del Consorzio Giovanni Manetti I quale ci ha confermato dati importanti del Consorzio ma anche segnalato aspetti interessanti del movimento del Chianti Classico." Il Consorzio è il più antico d'Italia e spesso con le sue iniziative fa da traino ad altri Consorzi di altre zone. Politicamente è mollto forte sia per quanto riguarda i rapporti con le istituzioni sia nei confronti del pubblico. I produttori sono soddisfatti e seguono con interesse le direttive del Consorzio. La nostra produzione è esportata per circa l'ottanta per cento, i mercati più affezionati al nostro vino sono gli Stati Uniti con il 37% e il Canada con il 12%. Questo vuol dire che una bottiglia su due vendute in America del nord fa parte del nostro Consorzio. I dazi e la svalutazione del dollaro non hanno sminuto più di tanto la distribuzione in Usa, perché il consumatore americano mostra fedeltà nei confronti del nostro vino". E' certo che se il consumatore americano mostra fedeltà nei confronti del Chianti Classico quello italiano lo apprezza talmente tanto da annoverarlo tra i grendi vini italiani. Tanto è vero che l'affluenza del pubblico, oltre a quella degli operatori del settore, è stata enorme.



















































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