• Marco Rossetti

Falernum: Villa Matilde Avallone


Asserisco da sempre che dietro ad un buon prodotto agroalimentare c'è la storia di un uomo o di una famiglia, in queste poche righe voglio raccontare l'avventura degli Avallone, tre generazioni di vignaioli campani. Il capostipite Francesco Paolo, avvocato e docente di diritto romano, ha una passione per la storia dei vini antichi. Siamo negli anni cinquanta, ancora gli echi della seconda guerra mondiale si sentono nell'aria, Francesco trova distrazione nei suoi studi, si imbatte coì negli scritti di grandi autori latini: Plinio, Virgilio, Marziale e Orazio, che descrivono il "vinum Falernum" Scomparso agli inizi del '900. In Italia c'è grande voglia di ripresa e di crescita. Avallone approfondisce i suoi studi fino a giungere alla decisione di riportare in auge l'antico vitigno. Recuperati pochi ceppi sopravvissuti alla filossera di fine ottocento, ripiantati nel territorio del Massico, lo stesso dove prosperavano in epoca romana. Nasce così Villa Matilde, nome dato in onore di sua moglie, siamo arrivati negli anni sessanta . Siamo al confine tra Campania e Lazio alle pendici del vulcano spento Roccamonfina. Un teatro perfetto per la coltivazione delle viti, terreno minerale, protetto dalle "Alpi Campane" ed esposto alle favorevoli brezze marine del medio tirreno.

Qui si produce vino di alta qualità. Quello che voleva l'avvocato Avallone, ed oggi con la stessa filosofia l'azienda e condotta dai figli Maria Ida e Salvatore, che continuano una tradizione fondata sulla storia ma proiettata al futuro. Ecco quindi che in azienda entra anche la terza generazione: Maria Cristina e Francesco (come il nonno). Con questa linfa vitale l'azienda si guarda attorno e si attiva anche in nuovi territori, sempre in Campania: in Irpinia dove produce i classici del territorio, Fiano, Aglianico etc.

Rimaniamo sul Falerno, il pregiato vino antico, di cui è artefice della rinascita Francesco Antonio Avallone. Nel 1989 arriva il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata, che consente la produzione di Falerno Bianco e Rosso solo nei comuni di Sessa Aurunca, Cellule, Mondragone, Falciano del Massico e Carinola in provincia di Caserta.

La filosofia aziendale è quella di guardare al passato, in affinamento sono molto utilizzate le anfore di terracotta, ma anche le più moderne tecniche di produzione

Procediamo ora in un breve escursus degustativo di alcune bottiglie di Villa Matilde Avallone.

Apriamo con:


Mata, vino spumante extra brut metodo classico, ottenuto da uve di Falanghina. Grazie alla lunga permanenza sui lieviti acquisisce un perlage sottile, al naso risaltano i frutti maturi e al gusto risulta fresco ed elegante con un finale acidulo molto piacevole.


Falerno del Massico Bianco, da uve Falanghina in purezza, ottenuto con pressatura leggera, la fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata e in una percentuale minore in anfore di terra cotta. Il blend delle due fermentazione risulta di buona struttura e


ricco di note di frutti sia esotici che indigeni. Vino equilibrato e persistente, molto gradevole al palato.


Vigna Caracci, si tratta di un cru, prodotto solo neglle annate migliori, le uve provengono, ovviamente, da un unico vigneto: appunto vigna Caracci, sito sulle falde del vulcano. La fermentazione avviene in anfore di terracotta, anche per una quota marginale in barrique

e in acciaio, Quando si produce le bottiglie non superano il nimero di 10.000. Vino raffinato ed elegante.


Falerno del Massico Rosso, prodotto da uve di Aglianico e Piedirosso, è il vino più celebrato dagli autori latini, di colore rosso intenso con sentori persistenti di frutti rossi è un vino elegante e persistente, capace di sedurre anche i palati più raffinati. Durante la fermentazione si eseguono numerosi rimontaggi. Una metà del vino affina in barrique, mentre il restante 50% in botti da 30 ht per un periodo di 10/12 mesi a cui segue un affinamento in bottiglia.


Vigna Camarato, è una delle migliori espressioni del Falerno rosso, prodotto, solo nelle migliori annate con uve all'80% Aglianico e il resto di Piedirosso, provenienti dalla tenuta di San Castrese ai piedi del vulcano. Vino da contemplazione, di personalità spiccata, molto elegante e molto complesso. Affinato in barriques, di primo, secondo e terzo passaggio per 12/18 mesi, poi rimane in bottiglia per altri 12/18 mesi. Quando si produce non se ne ottengono più di 10.000 bottiglie.


Nel ringraziare Francesco Paolo Avallone per aver saputo ritrovare le tracce di un vino che è la nostra storia, voglio anche sottolineare la felice conduzione dei suoi eredi, che hanno saputo continuare un


percorso evolutivo della vinificazione riuscendo a mantenere alcuni di quei principi antichi da cui sono tratte le basi della moderna enologia italiana.







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