Ortoressia ed altri disastri

January 12, 2017

 

L'ortoressia, l'ossessione per il "mangiar sano" è un fanatismo alimentare che fonda le sue radici su conoscenze superficiali delle corrette regole alimentari e su una forma di attenzione abnorme alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche.

E' uno dei guasti (non riconosciuti) della nostra società, che attraverso il web "crede di sapere", si fa suggestionare e induce progressivamente ad una sorta di psicosi collettiva. Nasce in società agiate, dove il reperimento del cibo non è più un problema, dove il cibo è diventato oggetto di culto spropositato, dove il primo che passa sentenzia su gusto e salubrità nei social network, dove il cibo non è più nutrimento, gioia e convivialità ma status, narcisismo, salotto ed esibizione.

Eppure tutto era cominciato nel migliore dei modi, almeno in Italia.

Dopo decenni di boom dell'industria alimentare di massa ( che comunque ha avuto ed ha i suoi meriti popolari e ha cresciuto generazioni di longevi), ispirato da passione e da competenza  Slow Food, grazie al genio di Carlo Petrini aveva iniziato la sua rivoluzione solo apparentemente tradizionale: riscoprire i tesori gastronomici italiani, il gusto del cibo genuino e dei prodotti della sapiente civiltà contadina, difendere e promuovere le straordinarie biodiversità del nostro Paese, difendere il paesaggio agricolo che tanta parte ha nella bellezza del nostro Paese ( basti pensare che le Langhe sono dichiarate patrimonio dell'Unesco).

 Il termine "Slow" poteva avere tanti significati: gustare in tranquillità il cibo quotidiano, condividerlo con gli altri, riconoscere il sapore ed il valore di quel prodotto, rispettare i tempi della terra e delle stagioni, vivere in maniera più semplice. L'italia gastronomica di Petrini aveva orgoglio, sapienza artigianale, rispetto per la propria storia ma anche un buon senso contadino e la ripulsa per le mode e le affettazioni di settore.

Ci piacevano questi italiani alla ricerca di cose buone da mangiare, ci piacciono meno quelli che storcono il naso di fronte ad ogni prodotto, questi esseri paurosi, presuntuosi e infelici sempre alla ricerca del cibo perfetto, salubre e incontaminato.

Intendiamoci: una corretta informazione nelle etichette, una corretta educazione alimentare nelle famiglie e nelle scuole, la conoscenza del nostro patrimonio gastronomico, la ricerca di prodotti non contaminati da pesticidi, possibilmente italiani e comunque genuini è sacrosanta: chi non vorrebbe per sé e per i propri figli la sicurezza alimentare?

Ma questa ricerca per molti si è trasformata in un calvario, in una perversa spirale di paure e di dictat, alimentati da campagne stampa non sempre nate in Italia, da prescrizioni mediche giuste ma non per tutti, dalle chiacchiere saccenti del web.

Abbiamo cominciato con la condanna di burro e formaggio: troppi grassi animali, fanno male al colesterolo ( ma allora in Francia?), il burro fritto è cancerogeno, il latte deve essere scremato, i formaggi si "depositano" sui fianchi", ecc ecc. Così via i formaggi...e via il calcio, indispensabile per le ossa.

Poi ortaggi e frutta: troppi pesticidi

Poi il pesce: pieni di mercurio

Poi il grano: geneticamente modificato, responsabile di epidemie di celiachia

Poi la carne bianca: i polli sono gonfiatti, vivono perlopiù in condizioni disumane

Poi la carne rossa che è cancerogena: con tutto il rispetto per chi, per motivi etici, non vuole mangiare animali ammazzati, per gli altri basterebbe un po' di buon senso e di attenzione: scegliere carne di allevamenti non intensivi, possibilmente italiana, mangiarne meno ( ma non lo facevano già i nostri bisnonni, che erano tutti contadini?) , cuocerla  senza bruciarla.

Poi lo zucchero: veleno per i diabetici, è diventato un veleno per tutti.

E quando ci si azzarda a sdrammatizzare un po' si viene inceneriti con "dotte" disquisizioni nutrizionistiche, mediche, biologiche ecc.

Potremmo continuare per ore, ma la verità è una: noi italiani non abbiamo bisogno di quest'era del Terrore.

Se è auspicabile non abbassare mai la guardia sul controllo della qualità, sulla trasparenza e sulla tracciabilità dei cibi ( e il nostro Ministero delle Politiche Agricole sta facendo un gran lavoro), è anche vero che noi ci alimentiamo mediamente meglio di tutti gli altri paesi occidentali: abbiamo una maggior varietà e qualità di tutto: frutta e ortaggi, frumento, legumi, formaggi pesce, carni. Le nostre tradizioni gastronomiche sono sane, frugali ma appetitose, la dieta mediterranea è patrimonio nostro. I nostri prodotti e la nostra cucina sono apprezzati in tutti il mondo.  Mi fanno ridere coloro che invitano ad un maggior utilizzo dei legumi: in un paese contadino come il nostro, cosa credete che si mangiasse tutti i giorni?

Ora noi facciamo una vita meno grama e faticosa, non abbiamo bisogno di un chilo di pane quotidiano e mezzo litro di vino per resistere alla fatica. Ma gli insegnamenti e le bontà in cucina tramandateci dai nostri antenati sono lì. Basta che le sappiamo leggere con gli occhi di oggi. E per favore, rilassiamoci almeno a tavola.

 

 

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